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Una settimana in Lapponia

2026-10-26

Illustrazione fatta con l'IA a partire dalla mia descrizione.

Il 25 ottobre 2026 abbiamo preso il treno per l’aeroporto, per dormire una notte in albergo prima del volo per Rovaniemi, nella Lapponia finlandese. Avevamo una cartina aperta davanti a noi, e questa è la storia che ho raccontato a mio figlio durante il viaggio. La scienza e le date sono vere; i troll, gli gnomi e la volpe sono leggende, e la Sisu è tutta nostra.

Guarda di nuovo, con molta attenzione, questa cartina che abbiamo aperto davanti a noi. Vedi quella linea blu tratteggiata che la attraversa quasi in cima? È il circolo polare artico. Stanotte dormiamo vicino all’aeroporto, domani voliamo verso nord e questa settimana lo attraverseremo. Questo viaggio non è solo un’altra avventura delle vacanze in cui facciamo qualche bella foto: è una spedizione in uno degli angoli più affascinanti della Terra, dove la geografia, la scienza, le leggende antiche e persino la storia della nostra famiglia si incontrano in mezzo al ghiaccio.

Il richiamo del sangue sami

C’è un motivo molto speciale per cui questo viaggio ha così tanto senso per noi. Quando tua madre e tua nonna Lice hanno esplorato le origini genetiche più profonde della famiglia, hanno trovato una sorpresa che viene da molti secoli fa: nelle loro vene scorre sangue sami e quindi quello stesso sangue scorre anche in te.

I Sami sono l’unico popolo indigeno riconosciuto nell’Unione europea. Molto prima che Finlandia, Svezia, Norvegia o Russia disegnassero i loro confini sulla carta, questa terra del nord si chiamava Sápmi. Era una terra senza recinti né dogane. Per migliaia di anni i tuoi antenati hanno imparato a sopravvivere in un posto dove comanda la natura. Non vedevano l’inverno come un nemico, ma come una casa. Erano nomadi, seguivano le grandi rotte delle renne, costruivano tende coniche chiamate lavvu e trattavano ogni montagna e ogni masso antico come luoghi sacri, i sieidi.

I Sami hanno un modo tutto loro di raccontare storie: lo joik. Uno joik non è una canzone qualunque con strofe e rime: è una melodia della voce che cerca di catturare l’essenza di qualcosa. Non si canta di una renna, di una montagna o di una persona; si canta la renna, la montagna o la persona stessa. Così, quando i tuoi scarponi toccheranno per la prima volta il suolo della Lapponia, pensa che una parte lontanissima di chi sei sta tornando in un posto dove i tuoi antenati cantavano al vento e al ghiaccio.

Il confine invisibile e il sole del 1º novembre

Ma alla fine, cosa vuol dire stare sopra il circolo polare artico? A scuola impariamo le linee del mappamondo, ma sul posto è una linea magica tracciata dall’inclinazione del nostro pianeta. Stare sopra il circolo polare artico vuol dire essere nella parte del mondo dove, al solstizio d’estate, a giugno, il sole non tramonta per ventiquattro ore (il famoso sole di mezzanotte), e dove, al solstizio d’inverno, a dicembre, il sole non sorge sopra l’orizzonte, in una stagione azzurrina e misteriosa che i finlandesi chiamano kaamos, la notte polare.

Domani, quando arriveremo, saremo a fine ottobre, alle porte di novembre. E vuoi sapere un dettaglio da scienziato sulla luce che troveremo a quella latitudine? Il 1º novembre, quando saremo di nuovo a Rovaniemi, il sole sorgerà verso le 8:15 del mattino e tramonterà già verso le 15:45. Saranno solo circa sette ore e mezza di luce. Ma la cosa più incredibile è che, siccome il sole sta molto basso nel cielo, non sale mai alto sopra le nostre teste; continua a scivolare lungo l’orizzonte e crea una luce dorata continua, come un tramonto che dura tutto il pomeriggio. E ogni giorno che passa, la Lapponia perde più di sette minuti di luce a favore del buio dell’inverno. Vedremo dal vivo questa corsa contro la notte polare.

Vichinghi, foreste e una lingua venuta da lontano

Quando pensiamo alla Scandinavia, pensiamo subito ai Vichinghi. Ed è vero: in Norvegia e in Svezia, i guerrieri e i navigatori vichinghi costruivano lunghe navi con teste di drago intagliate nel legno, adoravano Odino e Thor, e partivano per mari in tempesta alla conquista del mondo. Navigarono anche lungo la costa della Finlandia per commerciare pellicce o combattere, ma la terra finlandese era un mistero a parte.

I finlandesi non erano Vichinghi. Mentre le lingue di Svezia, Norvegia e Danimarca sono sorelle della stessa famiglia germanica, il finlandese appartiene a un albero completamente diverso: la famiglia ugrofinnica. Non ha niente a che vedere con lo svedese, né con l’inglese, né con il portoghese! È una lingua nata nelle foreste profonde e nelle torbiere della taiga, parente dell’estone, delle lingue degli stessi Sami e, alla lontana, dell’ungherese. Per centinaia di anni la Svezia ha governato la Finlandia (ed è per questo motivo storico che oggi in Finlandia quasi tutto è ancora scritto in due lingue ufficiali, finlandese e svedese), prima che il paese passasse nelle mani degli zar russi. Ma il popolo finlandese ha sempre custodito la propria identità, come radici di pino aggrappate al granito.

La forza della Sisu, la guardiana testarda

Per spiegare come questo popolo abbia conservato la sua anima e conquistato l’indipendenza nel 1917, dobbiamo parlare di una forza molto speciale. Nella loro lingua la parola si scrive sisu, ma noi la tratteremo come un nome femminile: la Sisu! È molto più divertente, anche perché ci ricorda Sisu, la dragonessa del film Raya e l’ultimo drago, e quell’idea di una creatura leggendaria, o di una guerriera, piena di fuoco dentro.

La Sisu non è il coraggio plateale di chi urla o brandisce una spada. La Sisu è una forza serena, ostinata e testarda. È il coraggio tranquillo di fare un altro passo quando la neve arriva alle ginocchia, le dita sono gelate e chiunque altro si sarebbe già arreso. Avere la Sisu dentro significa non avere paura del freddo né delle tempeste. I finlandesi dicono che la Sisu nasce quando tutte le altre energie sono finite. È proprio questa calma incrollabile che vedremo sul viso della gente, dal macchinista del treno alla guida del museo.

Il tempio sacro della sauna e il Saunatonttu

C’è una cosa che devi capire prima di entrare in una casa o in un albergo finlandese: la sauna non è un lusso, un passatempo moderno o un semplice bagno di calore. Per i finlandesi la sauna è il cuore sacro della vita. Pensa che in Finlandia ci sono più saune che macchine: più di tre milioni per cinque milioni di abitanti!

Una volta la sauna era la stanza più pulita, più pura e più calda di qualsiasi villaggio. Lì nascevano i bambini, lì i malati guarivano e lì i capifamiglia risolvevano le loro liti. Un antichissimo proverbio finlandese insegna che nella sauna ci si deve comportare con lo stesso rispetto che in una cattedrale. È un posto dove si parla piano, un posto di calma e di pace.

Quando ci sediamo sulle panche di legno e versiamo un mestolo d’acqua sulle pietre vulcaniche roventi, si alza una nuvola invisibile di vapore caldo che si chiama löyly. Per loro il löyly è il respiro, l’anima stessa della sauna. E non possiamo dimenticare il Saunatonttu, il piccolo gnomo protettore della sauna! È uno spirito antico, discreto e con la barba lunga, che controlla che nessuno faccia chiasso o rovini il legno. La tradizione vuole che l’ultima persona a uscire dalla sauna lasci sempre un po’ d’acqua pulita nella tinozza e un po’ di calore nelle pietre, così lo gnomo può farsi il bagno in pace. E se avremo coraggio, quando saremo ben caldi nel vapore, potremo uscire nella neve fresca e sentire la pelle formicolare di un’energia incredibile, prima di tornare di corsa al tepore del legno.

Troll delle rocce, il Kalevala e gli gnomi protettori

La fantasia di questa terra è piena di storie meravigliose. Nel grande poema epico nazionale, il Kalevala, l’eroe non brandisce una spada magica: il saggio Väinämöinen sconfigge i nemici cantando versi così antichi e potenti da far tremare la terra e da far sprofondare i guerrieri in paludi incantate.

E come i vicini scandinavi, anche la Finlandia ha i suoi troll, che chiamano peikot. A differenza dei piccoli gnomi a cui piace aiutare le persone, i troll finlandesi sono esseri giganteschi, pesanti e rozzi, che vivono in fondo alle caverne e nelle foreste più fitte. La leggenda dice che odiano la luce forte e il rumore degli umani; se i primi raggi del sole del mattino li sorprendono, si trasformano all’istante in enormi massi di granito. Quando cammineremo nel bosco e vedrai un enorme masso arrotondato coperto di muschio, tutto solo tra i pini, potrai sempre chiederti se non sia un troll addormentato da migliaia di anni.

Accanto a loro vivono i tonttu, i piccoli gnomi delle case e dei boschi con il berretto rosso a punta. Non amano farsi vedere, ma vegliano sulle case, sui boschi e sugli animali. Ti ricordi quando abbiamo letto The Christmasaurus and the Winter Witch, e quell’idea affascinante che il tempo e l’inverno del nord custodiscono segreti che il resto del mondo ha dimenticato? I tonttu sono proprio i custodi di quei segreti antichi.

La danza delle tempeste solari e i fuochi della volpe

Di notte, se guardiamo il cielo buio, c’è uno spettacolo raro che possiamo provare a cercare. Tutti sognano di vedere un’aurora boreale, ma dobbiamo sapere che è un regalo della natura e non una promessa. Per avere questa fortuna servono due cose insieme: un cielo perfettamente sereno, senza nuvole che coprano le stelle, e che il Sole, laggiù nello spazio, abbia avuto una tempesta solare e soffiato miliardi di particelle elettriche verso la Terra.

Quando queste particelle del Sole sbattono ad altissima velocità contro lo scudo magnetico invisibile del nostro pianeta, accendono i gas dell’atmosfera in nastri luminosi verdi, turchesi e viola. È fisica e astronomia allo stato puro! Ma molto prima che gli scienziati spiegassero il campo magnetico, i popoli antichi guardavano quel balletto di luce e inventavano storie meravigliose. In Finlandia l’aurora boreale si chiama revontulet, che vuol dire «fuochi della volpe». La leggenda racconta che c’è una volpe artica magica che corre sulle colline innevate così veloce che la sua coda sbatte contro i monti gelati e lancia scintille incandescenti verso il cielo, dipingendo la notte buia. Se saremo fortunati, vedremo la coda della volpe danzare sopra le nostre teste.

Il nostro itinerario: due tappe e treni notturni

La nostra spedizione comincia domani, lunedì, a Rovaniemi. Una cosa la sappiamo già per certo: lassù farà molto più freddo di quanto farà mai a Helsinki! Con un po’ di fortuna, il terreno avrà già il suo primo manto bianco di neve fresca; ma anche se la neve è ancora timida, l’aria pungente e il ghiaccio ci faranno capire bene che siamo alle porte dell’Artico.

In questa prima tappa a Rovaniemi restiamo solo una notte. Andremo dritti al museo Arktikum, quell’edificio spettacolare con un corridoio di vetro che sembra una lancia trasparente puntata verso il polo nord. Dentro impareremo la scienza della sopravvivenza nel ghiaccio, la vita degli animali dell’Artico e la storia viva dei Sami. Faremo anche il primo incontro con le renne, quegli animali maestosi dagli zoccoli larghi che sembrano camminare senza peso sul muschio ghiacciato.

Al calar della sera di martedì, l’avventura sale sui binari. Prendiamo il treno notturno verso sud! Immagina di avere il nostro scompartimento con le cuccette calde mentre il treno attraversa la taiga buia, scendendo lungo la cartina per centinaia di chilometri. Fa venire in mente la storia straordinaria di Nils Holgersson: quel bambino rimpicciolito da uno gnomo che viaggiò in groppa a un’oca selvatica sopra tutta la Svezia, vedendo dall’alto migliaia di laghi come specchi rotti in mezzo a foreste senza fine. Noi faremo quella traversata su binari d’acciaio, cullati dal ritmo regolare delle ruote sul ghiaccio.

Mercoledì mattina ci svegliamo a Helsinki, la capitale bagnata dalle acque fredde del mar Baltico. Restiamo lì due notti da amici. Helsinki ha l’energia del sud: passeggeremo lungo il porto, vedremo la grande cattedrale bianca con le sue cupole verdi in cima alla piazza, assaggeremo piatti caldi che scaldano il cuore e condivideremo storie e risate con chi ci ospita.

Ma la nostra avventura non finisce qui. Dopo quelle due notti risaliamo sul treno notturno e facciamo il percorso al contrario, risalendo la cartina verso il nord polare.

È in questa seconda tappa a Rovaniemi, con due giorni interi e altre due notti, che tutto si completa. Qui avremo tutto il tempo per esplorare la foresta e visitare il vero Villaggio di Babbo Natale!

Hai dieci anni. So benissimo che mi guardi con quel sorrisetto furbo e mi dici che sai bene chi compra i regali e li nasconde negli armadi prima della vigilia di Natale. Ma la vera bellezza del mondo sta nel sapere che, non si sa mai, non bisogna mai chiudere la porta alla magia. Attraversare a piedi la linea ufficiale del circolo polare artico disegnata per terra, vedere il fumo dei camini salire dalle baite di tronchi in mezzo alla pineta ghiacciata e sentire il profumo di cannella e di pino fa ricordare a chiunque, a qualsiasi età, quanto possa essere magico l’inverno.

Sarà una settimana intera, da lunedì a lunedì, attraverso ferrovie, terre di antenati, scienza e leggende antiche. Prepara il tuo cappotto migliore e la tua curiosità, perché la Lapponia ci sta già chiamando.

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